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Oggi è Mercoledi' 08 Settembre, 2010 |
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Nuova pagina 1
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DIPARTIMENTI ONCOLOGICI CON RADIAZIONI NON IONIZZANTI
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NIR |
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IPERTERMIA,
FEBBRE ARTIFICIALE.
Testimonianze e pareri di parenti, pazienti, amici, medici e
ricercatori sul tema Oncologia ed Ipertermia. |
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TERMOTERAPIA DI
TUMORI MALIGNI RESISTENTI
CON "IPERTERMIA A RADIOFREQUENZE" |
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Consiglio Nazionale delle Ricerche,
Ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca |
P.S. Oncologia L.449/97
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SEZIONE DIDATTICA
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| LO SCOPO DELLA
SPERIMENTAZIONE: |
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| Personalizzare
la gestione dei trattamenti di Ipertermia Oncologica |
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1) Monitoraggio all'esordio
terapeutico e mensilmente nel proseguimento terapeutico :
PH
"Acidità - Alcalinità"
RH2 "Ossido Riduzione"
r
"Conducibilità
Elettrica" |
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2) Monitoraggio di parametri
prima ed alla fine dei trattamenti.
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ROSS e ACIDO
LATTICO |
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In vivo |
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Policlinico di Monza
Dott. Gramaglia Alberto - Dott. Ceppodomo Dino -
Dott. Cerreta Vincenzo |
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3) Misure di |
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e
valutazione della permanenza dello stato di
termo-tolleranza a 24 ore di trattamento.
Università di Torino - Dip. Neuroscienze,
Dott.ssa Guiot Caterina |
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+ Altre variabili patogenetiche che possano dare
indicazioni sullo stato del paziente.
E’ gradita la collaborazione di quanti volessero partecipare
attivamente con messaggi di conferma o suggerimenti od anche
con critiche costruttive sul piano teorico.
Vigevano, 19 maggio 2008 |
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ASSIE
- Research and
Development -
Via Marzabotto,
27/29 - 27029
Vigevano PV -
Italy |
IPERTERMIA TERAPEUTICA
E
VARIABILI BIOFISIOLOGICHE CELLULARI
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Per una
migliore comprensione sia del quadro generale fisiologico
sia del progressivo emergere dello stato degenerativo
all’interno del quale l’ipertermia terapeutica può trovare
esplicito riferimento ed utile possibilità applicativa, ci
pare necessario riassumere brevemente i principali elementi
di variabilità dell’omeostasi cellulare costituenti, nel
loro complesso, anche la base valutativa di un ricostituito
equilibrio.
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Produzione
di radicali liberi (ROS).
I “free radicals” sono atomi,
raggruppamenti atomici o molecole che possiedono, a causa di
fenomeni ossidoriduttivi a cui hanno partecipato, un
elettrone spaiato in un orbitale, fatto che conferisce loro
una elevata attività per raggiungere di nuovo la perduta
stabilità costitutiva.
I mitocondri producono radicali liberi come prodotto della
loro catena respiratoria. All’interno dei mitocondri o del
reticolo endoteliale avviene lo stoccaggio di questi
radicali che, fino ad un limite soglia ancora da
individuare, partecipano attivamente ad una grande quantità
di fisiologiche segnalazioni e reazioni endocellulari
accompagnati dalla presenza catalizzante dello ione calcio
bivalente.
Al di sopra della soglia appena accennata i ROS attivano,
invece, processi oncogenici; una concentrazione ancora più
elevata riesce, tuttavia, ad attivare processi necrotici
anche a carico delle cellule cancerose.
Tali radicali, quindi, dal nostro punto di vista, possiedono
proprietà positive o negative che sono il diretto riflesso
della loro espressione quantitativa.
Le più importanti di queste proprietà possono essere così
elencate, a partire da quelle positive: attivazione del
fattore indotto da ipossia, HIF, che probabilmente soggiace
anch’esso ad un valore soglia (al di sotto protegge le
cellule normali dal rischio ipossico ed al di sopra
partecipa di meccanismi, spesso paradossali, di
sopravvivenza delle cellule degenerate); attivazione del
sistema immunitario; regolazione della produzione di geni
anticancro, signaling della cascata di alcune protein-kinasi
e conseguente input apoptosico nei confronti di cellule
mutagene, regolazione della proliferazione e
differenziazione cellulare, della attivazione linfocitaria,
macrofagica e delle funzioni cellulari in generale;
implicazione nei processi di angiogenesi e di produzione
delle HSPs, proteine dalla valenza ristrutturante e
riparatoria.
Per quanto riguarda le caratteristiche negative, le più
ragguardevoli si riferiscono tutte all’induzione
proliferativa di cellule cancerose, dipendente da cause
generali o sostenuta dall’effetto di ritorno di più
specifici processi; infatti può essere collegato ad una
contemporanea sovraespressione di radicali liberi sia il
riscontro di uno stato infiammatorio, ossidativo,
persistente e diffuso (e dunque riconducibile ad un’alta
probabilità di scorretta trascrizione genica) sia un quadro
complessivo responsabile di una eccedenza di TNF (tumor
necrosis factor) o di un difetto di p53 (tumor suppressor
protein).
Naturalmente, la più evidente conseguenza di tale
enfatizzazione patologica si traduce sempre
nell’innalzamento dei processi fermentativi glicolitici,
quasi completamente anaerobi, e nella produzione finale di
acido lattico.
L’ipertermia terapeutica può indurre produzione di radicali
liberi.
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Produzione del fattore
indotto dall’ipossia (HIF).
Con tutta probabilità, come accennato, anche per quanto
riguarda l’HIF può essere elaborato il concetto di valore
soglia (al di sotto del quale si rimane nel campo della
normale fisiologia cellulare mentre al di sopra si entra
progressivamente in quello della piena patologia) come già
indicato a proposito dei radicali liberi.
Tale possibilità si intuisce da tutta una serie di lavori di
ricerca dai quali si ricavano i risultati seguenti: HIF è il
“master regulator of transcriptional responses” per ridurre
il danno cellulare indotto da ridotta tensione di ossigeno;
è un importante fattore di induzione della angiogenesi; è
collegato alla produzione di citochine del sistema
immunitario, all’equilibrio del pH ed a quello di
ossidazione/antiossidazione, alla regolazione della cascata
dei mediatori dell’infiammazione (in particolare della
ciclossigenasi) e della produzione dei ROS mitocondriali; è
un regolatore del metabolismo del glucosio e di quello della
proteina p53. D’altra parte appare anche implicato, come se
le cellule tumorali riuscissero ad utilizzare a loro
vantaggio gli stessi meccanismi di sopravvivenza impiegati
da quelle sane, nello sviluppo della resistenza all’apoptosi,
nel consolidamento della cancerogenesi (proliferazione
cellulare metastasica), nella stabilizzazione del livello
anossico delle masse cancerose, nell’induzione della
neoangiogenesi tumorale (i farmaci antiangiogenetici
inibiscono infatti i valori elevati di HIF).
Questo specifico fattore risulta poi sempre correlabile allo
sviluppo di metastasi linfatiche tanto che i relativi
inibitori vengono attualmente sviluppati come antitumorali
di presunta notevole attività in questo genere di evenienze.
Si è potuto rilevare, infine, che un aumento del livello di
HIF provoca contemporaneamente un innalzamento di quello dei
processi infiammatori, di produzione di radicali liberi
intracellulari, e dei fattori di neoepitelizzazione
vascolare; che in caso di abbassamento della presenza di HIF
molto spesso si assiste ad una regressione tumorale e ad una
riduzione della radio e chemioresistenza; che alti valori di
HIF spostano l’attività di molte cascate enzimatiche
endocellulari dall’apoptosi alla sopravvivenza e
riproduzione di cellule mutagene.
L’ipertermia terapeutica induce un picco di HIF dopo sei ore
dall’inizio del trattamento e tale picco appare del tutto
parallelo a quello della concomitante produzione di tutta
una serie di HSPs (heat shock proteins).
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Produzione di proteine da stress termico (HSPs).
Le più importanti HSPs sono quelle contrassegnate dal valore
numerico 27, 70, 90 e 104 (tale suffisso indicativo ne
precisa il peso molecolare espresso in chilodalton).
È noto che queste “stress proteins” riescono ad istaurare un
forte legame induttivo sia con il sistema immunitario sia
con le più importanti cascate proteico-enzimatiche in grado
di assicurare una protezione dagli agenti citolesivi o di
indurre apoptosi in caso di degenerazione cellulare
irreversibile.
Per questo sono stati molti i tentativi di un loro utilizzo
nella terapia di varie tipologie di cancro.
Tuttavia è altrettanto noto che in caso di utilizzo di
ipertermia terapeutica lo sviluppo del fenomeno di
termotolleranza o termoresistenza e legato al formarsi
proprio delle HSPs.
Lo sviluppo della ricerca in questo senso ha condotto da un
lato al riconoscimento che le cosiddette heat shock proteins
non sono generate soltanto dal calore ma anche dall’ipossia,
dallo squilibrio citoplasmatico degli ioni calcio, da
patologia mitocondriale, da eccesso di radicali liberi
nonché da stress elettromagnetico interessante le membrane
cellulari.
Dunque le HSPs sembrano in grado di intrattenere reciproche
interazioni con le principali molecole attive a livello
endoplasmatico prodotte in analoghe circostanze (come i ROS
e l’HIF), molecole che crediamo possiedano, come sopra
ricordato, un “effetto soglia” a livello dell’induzione e
della proliferazione della patologia degenerativa.
I più recenti studi hanno potuto mettere in luce un analogo
effetto posseduto dalle HSPs, tanto che molti dei cosiddetti
aspetti paradossali osservati in precedenza possono così
trovare spiegazione adeguata ed essere inquadrati in una
sorta di caratteristica generale connotante tutti i
mediatori dei processi endocellulari oggi conosciuti.
Il valore di soglia delle HSPs sembra tuttavia essere
notevolmente più alto, tant’è che la loro attività
terapeutica sembra rimanere ancora sufficientemente
promettente ed il loro effetto negativo confinato a
patologie di elevata malignità e velocità riproduttiva.
Come per le variabili trattate in precedenza è possibile
dunque stilare un elenco di proprietà positive e negative
per questa famiglia proteica, elenco anche in questo caso
solo apparentemente sconcertante in quanto ormai
comprensibile alla luce di una probabile attività bifasica:
un eccesso di HSPs porta ad un abbassamento delle
potenzialità apoptosiche e ad un innalzamento della
tumorogenesi, compromette l’effetto modulatorio posseduto
nei confronti delle citochine, ad un aumento della massa
tumorale, ad un abbassamento del valore della caspase 3
(di elevata valenza apoptosica), ad una diffusione dei
processi infiammatori, ad un innalzamento della probabilità
di instaurazione di metastasi, ad una inibizione delle
pathways induttive di morte cellulare guidate dalle
dinamiche mitocondriali, alla progressiva inattivazione
della proteina “buona” p53. In questi casi possono trovare
valido utilizzo gli inibitori delle HSPs; nei casi di
presenza quantitativa al di sotto della loro soglia di
reattività collegata ad un riscontro in senso tumorogenico
le HSPs possono invece trovare uso terapeutico, in quanto
tali, in modo immediato.
Ancora una volta ci troviamo di fronte alla necessità di
possedere riscontri analitici soggettivi e non protocolli
impersonali finora ritenuti adeguati per tutti i pazienti.
L’ipertermia terapeutica induce la produzione di un notevole
ammontare di HSPs, con un picco temporale del tutto analogo
a quello di induzione sia dei ROS sia del fattore HIF.
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Attivazione e modulazione delle principali cascate di
messaggeri endocellulari.
La maggior parte dei segnali esterni orientati verso il
nucleo o gli organelli citoplasmatici passa attraverso i
ricettori di membrana; superata questa si attivano delle
cascate (pathways) molecolari che si incaricano di portare
alla specifica destinazione tali input in entrata.
È in questo modo che si veicolano le due più importanti
segnalazioni che una cellula possa ricevere: riproduzione
(proliferazione) ed apoptosi (programmed death).
Le tre pathways con maggiori implicazioni in questo senso,
ossia le meglio conosciute per le loro dirette
responsabilità in caso di progressivo coinvolgimento nelle
dinamiche conducenti alla trasformazione delle cellule sane
in cellule cancerose sono quelle denominate:
a) PI3K-PTEN-AKT(PKB)-mTOR (fosfatidil inositol
3kinasi-omologo della tensin fosfatasi-protein kinase
B-mammalian target of rapamycin)
b) Ras-Raf-MEK-ERKs
(mitogen activated protein kinases cascade)
c) JAK-STATs-caspases
(signal trasducers and activators cascade).
La cellula sana utilizza queste tre vie proteico-enzimatiche
per reagire positivamente agli stresses e solo alla fine
della propria normale funzione vitale impiega le pathways
sopra elencate per autoprogrammare la propria morte
biofisiologica.
In caso di induzione degenerativa la cellula impiega però
queste cascate a scopo di resistere agli input apoptosici ed
alle eventuali terapie di contrasto messe in campo.
Ancora una volta siamo di fronte all’utilizzo di meccanismi
fisiologici ai fini di una progressiva crescita tumorale.
A questo punto si possono rilevare le seguenti
considerazioni: una elevata presenza di PKB può essere usata
come marker di una grave forma di cancro; la prognosi
diventa ancora più grave se si rileva una concomitante
elevata presenza di ROS e di HSPs; l’associazione di livello
elevato di ROS (e/o HIF) e PI3K indica una forte
neoangiogenesi tumorale (tanto che i farmaci
antiangiogenetici, come la fumagillina, sono in grado di
inibire la PI3K-AKT cascade e di potenziare l’apoptosi per
riequilibrio del JAK-STAT3 signaling); è dimostrato che
l’ipossia (alti valori di HIF) attiva il ramo MEK-ERKs e
quello PKB-mTOR in modo eccessivo e quindi verso l’induzione
di sopravvivenza di cellule in difficoltà per forti stress
ossidativi o per caduta del valore del pH; in queste ultime
condizioni si rileva inoltre l’interazione sinergica tra
molti dei diversi componenti delle tre pathways e la
conseguente caduta di sensibilità della cellula nei
confronti dei messaggi provenienti dal sistema immunitario;
si può anche rilevare la reciprocità di sostegno tra Ras,
ROS e Ca2+ signaling a finalità degenerative. Ed altro
ancora.
È come dire che il superamento delle soglie sopra indicate
provoca il viraggio delle funzioni cellulari dall’ambito
fisiologico a quello tumorogenico e, ciò che è anche peggio,
dalla possibilità di intervento terapeutico alla inutilità
dello stesso per sopravvenuta resistenza.
L’ipertermia terapeutica essendo in grado di interferire con
la produzione di ROS, HIF ed HSPs, appare anche in grado di
relazionarsi con le tre cascate proteico-enzimatiche di cui
si è adesso parlato.
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Il ruolo fondamentale dello ione calcio bivalente.
Il ruolo endocellulare del calcio, dato soprattutto dalle
proprietà di signaling possedute da questo catione
bivalente, è rilevante e diversificato. I mitocondri possono
a loro volta essere visti come l’hub di questo Ca2+ cellular
signaling sia dal punto di vista di una situazione
fisiologica che patologica.
Per quanto specificamente attiene alla seconda di queste
ipotesi vale la pena di ricordare: l’ipossia è in grado di
enfatizzare sia la produzione mitocondriale di ROS che il
lavoro di veicolazione citoplasmatica dei canali di membrana
del calcio; contemporaneamente, e ci pare del tutto logico,
si rileva un aumentato valore dell’HIF e delle HSPs; a
questo punto viene sostenuta la crescita tumorale e la
concomitante induzione ossidativa e flogotica; in questo
modo le cascades endocellulari si spostano dalla possibile
apoptosi delle cellule degenerate alla sicura sopravvivenza
delle medesime.
In tutto questo quadro il ruolo del calcio appare decisivo,
dal momento che basta bloccarlo all’esterno della membrana
per fare in modo che il ruolo chiave giocato dai ROS venga
fortemente ridimensionato e l’induzione caspasica nei
confronti dell’apoptosi riacquisti la perduta importanza
fisiologica.
Dal momento che l’ipertermia terapeutica può anche agire (è
sicuramente un fatto di superamento o meno di valori di
soglia, come già detto) in sinergia con il ruolo acquisito
dal calcio in caso di tumorogenesi, ci pare del tutto
indispensabile conoscere le concentrazioni citoplasmatiche
di quest’ultimo, se non altro per valutare, assieme ai
riscontri analitici relativi alle altre variabili sopra
ricordate, i tempi e le modalità operative più consone al
quadro patologico che si intenda trattare con successo con
un controllato apporto calorico.
Così facendo possiamo essere quasi certi che la
riorganizzazione vascolare e l’aumento di flusso ematico a
più elevata tensione di ossigeno assicurabili da una seduta
di ipertermia si possano effettivamente realizzare senza
alcun disturbo nei loro confronti e, con ogni probabilità,
anche senza indesiderabili sinergie con lo stato di
compromissione generalizzato già raggiunto dal paziente così
posto in terapia.
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ASSIE
- Research and
Development -
Via
Marzabotto, 27/29 -
27029 Vigevano PV
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INDUZIONE DEL MECCANISMO APOPTOTICO
A LIVELLO MITOCONDRIALE,
CON IPERTERMIA A RADIOFREQUENZA
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Introduzione
La divisione cellulare (proliferazione) è un processo
fisiologico che ha luogo in quasi tutti i tessuti e in
innumerevoli circostanze. Normalmente l'equilibrio tra
proliferazione e morte cellulare programmata , che di solito
avviene per apoptosi, è mantenuto regolando strettamente
entrambi i processi al fine di garantire l'integrità di
organi e tessuti e mantenere l’omeostasi generale.
Le mutazioni nel DNA che conducono al cancro, portano alla
modifica di questi processi ordinati distruggendone i
programmi regolatori. La carcinogenesi è causata dalla
mutazione del materiale genetico di cellule normali, che
altera l'equilibrio tra proliferazione e morte cellulare.
Questo aspetto dà luogo ad una divisione cellulare
incontrollata e alla formazione del tumore.
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Caratteristiche delle
cellule tumorali
Le cellule che possono causare tumori maligni hanno varie
proprietà che le distinguono dalle cellule del tessuto sano:
- Resistono all'apoptosi
(suicidio programmato della cellula).
- Si riproducono,
dividendosi, in maniera incontrollata (o non
muoiono) e solitamente si dividono con frequenza
maggiore del normale.
- Sono
autosufficienti per quanto riguarda i fattori di
crescita.
- Possono invadere i
tessuti vicini, solitamente possono secernere
metalloproteinasi che digeriscono la matrice
extracellulare.
- Possono secernere
fattori chimici che stimolano la formazione di
nuovi vasi sanguigni (angiogenesi).
- Presentano il
sarcolemma con un coefficiente elastico
diminuito, che riflette una aumentata rigidità
della struttura.
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Quasi tutti i tumori si sviluppano
a partire da una sola cellula, ma solitamente la cellula
iniziale non acquisisce tutte le caratteristiche in una
volta sola.
Con ogni mutazione tumorale la cellula acquisisce un leggero
vantaggio evolutivo sulle cellule vicine, entrando in un
processo detto di evoluzione clonale.
Ne consegue che cellule discendenti dalla cellula mutata,
per effetto di ulteriori mutazioni, possano trarre un
vantaggio evolutivo ancora maggiore. Lo sviluppo di un
tumore è spesso iniziato da un piccolo cambiamento nel DNA,
mutazione puntiforme, che porta ad una instabilità genetica
della cellula.
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Apoptosi
cellulare
Il termine apoptosi indica una forma di morte cellulare
programmata. Al contrario della necrosi, che è una forma di
morte cellulare risultante da un acuto stress o trauma
cellulare, l'apoptosi è portata avanti in modo ordinato e
regolato, ma richiede consumo di energia (ATP).
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1. Funzioni dell'apoptosi
Nel danno cellulare
L'apoptosi può avvenire quando una cellula è danneggiata
oltre le proprie capacità di riparazione, oppure infettata
da un virus. Il segnale apoptotico può venire dalla cellula
stessa, dal tessuto circostante o da cellule del sistema
immunitario. Se la capacità apoptotica di una cellula è
danneggiata la cellula stessa continuerà a dividersi senza
limiti, trasformandosi in un cancro.
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Nell’omeostasi cellulare
In un organismo adulto, il numero delle cellule contenute in
un organo deve rimanere costante entro un certo margine,
quindi in generale l'omeostasi è mantenuta quando la
consistenza delle mitosi (proliferazione cellulare) in un
tessuto, è bilanciata dalla morte di un numero equivalente
di cellule.
Se questo equilibrio viene disturbato si hanno due scenari:
- Se le cellule si
dividono più velocemente di quanto muoiano, si
sviluppa un tumore.
- Se le cellule
muoiono più velocemente di quanto si dividano,
si hanno disordini da perdita di cellule.
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2. Il processo dell'apoptosi
Processo biochimico
Nella cellula le caspasi sono normalmente soppresse dalla
proteina IAP (inibitrice dell'apoptosi). Quando una cellula
riceve uno stimolo apoptotico, IAP è silenziata da SMAC
(Secondo Attivatore Mitocondriale delle Caspasi) una
proteina mitocondriale, che è rilasciata nel citosol.
SMAC lega IAP, e "inibisce l'inibitore" che prima evitava di
far iniziare la cascata apoptotica.
Il bilanciamento tra i membri pro-apoptotici (come BAX) e
anti-apoptotici (Bcl-Xl e Bcl-2) è regolato dalla formazione
di omodimeri nella membrana esterna del mitocondrio. La
formazione di omodimeri (di BAK o BAX) è necessaria per
rendere permeabile la membrana mitocondriale esterna e
rilasciare, così, l'attivatore delle caspasi. Si è notato
che queste proteine (BAK e BAX), hanno domini formanti pori
(che permettono di rendere permeabile la membrana), i quali
favoriscono il passaggio di membrana di molecole
pro-apoptotiche come il citocromo c. Una volta che è stato
rilasciato il citocromo c, esso si lega ad Apaf-1 e ad ATP;
in seguito si unisce ad una proteina pro-caspasi-9, creando
un complesso multiproteico chiamato apoptosoma. L'apoptosoma
stacca questa pro-caspasi, rendendo attiva la caspasi-9, la
quale a sua volta attiva l'effettore caspasi-3 che conduce
ad apoptosi cellulare.L'intero processo richiede energia e
una organizzazione cellulare non troppo danneggiata,
altrimenti non è in grado di portare avanti il processo
dell'apoptosi.
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3.
Schema apoptotico

Considerazioni
L’intero processo apoptotico, avviene se BAX penetrando
nella matrice mitocondriale induce una variazione del
potenziale di transizione di permeabilità, oppure nel
momento in cui alcuni aminoacidi si legano a specifici
recettori di membrana.
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4. Processo di
attivazione delle caspasi
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Il problema
nasce nel momento in cui la cellula è di fatto danneggiata,
ma non riconosce il suo stato patologico.
In questo caso la cellula malata sopravvive in quanto
manifesta una alterazione metabolica, che ne permette la
sussistenza anche in condizioni di basse concentrazioni di
ossigeno, e prolifera liberamente, acquisendo man mano un
leggero vantaggio evolutivo di generazione in generazione.
L'obbiettivo deve essere quello di mandare in apoptosi in
modo selettivo le cellule malate, nel modo meno invasivo e
dannoso possibile, in modo che il ciclo terapeutico possa
essere ripetuto anche a breve termine.
Al momento le strategie più accreditate sono due, la prima
tende a ripristinare l'attività del mitocondro, la seconda
interviene depolarizzando in modo artificiale la membrana
dello stesso, generando la fuoriuscita di AIF.
Il metodo principe che rispetta quest'ultimo canone è
indiscutibilmente l'Ipertermia a radiofrequenza.
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Radiazioni elettromagnetiche ed Apoptosi cellulare indotta dal mitocondrio
Il mitocondrio nelle cellule neoplastiche, presenta uno stato patologico del quale è nota la causa, ovvero l’inattività della struttura è una conseguenza dell’utilizzo di una via metabolica alterativa al fine di produrre energia (effetto Warburg).
L’interazione di onde elettromagnetiche con le membrane mitocondriali, esterna ed interna induce Break Down (cortocircuito di membrana).
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La condizione equipotenziale indotta tra le due strutture fosfolipidiche, favorisce la formazione di un poro nucleare o una lisi delle membrane mitocondriali, processi inducenti a loro volta fuoriuscita di AIF, e fattori pro-apoptotici in genere.
Una volta liberato l’AIF nel citoplasma, il processo apoptotico può procedere in modo indipendente, in quanto l’ATP necessario è presente nella cellula, anche se prodotto per via metabolica alternativa.
L’aspetto fondamentale della terapia si basa sul fatto che le cellule sane non vengono danneggiate, in quanto presentano un bilancio energetico, ed un potenziale di membrana e di organelli citoplasmatici, tale per cui l’apoptosi non avviene.
Dott. Ing. Massa Andrea
LAUREATO
SPECIALISTA IN
INGEGNERIA BIOMEDICA
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- Research and
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Via
Marzabotto, 27/29 -
27029 Vigevano PV
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ANGIOGENESI E OBIETTIVI VASCOLARI SULLA ASSOCIAZIONE DI
ANTIANGIOGENETICI
E IPERTERMIA
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Premessa
Comunicazione di Pietro Gabriele – IRCC di Candiolo
al 6° Corso di Ipertermia Oncologica c/o l’Istituto
Nazionale Tumori di Milano il 15 gennaio 2005.
“Numerosi studi focalizzano oggi l’attenzione sul
rapporto tra ipertermia e angiogenesi tumorale
(Roca).
Farmaci antiangiogenetici come l’Acido Flavon
Acetico, la Vinblastina e la Combrestatina sono
state studiate in combinazione con l’Ipertermia.
Mentre usata singolarmente la Combrestatina ha un
effetto temporaneo sulla riduzione di “blood-flow”
ma non sulla crescita tumorale, usata in
associazione con l’Ipertermia a 41,5° - 44° C ha
condotto a significative regressioni della crescita
tumorale (Eikesdal). |
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Uno degli scopi
principali dell’associazione terapeutica di Chemioterapia e
Ipertermia è quello di aumentare l’attività citotossica di
farmaci con molecole termo attivabili focalizzati sulle
masse tumorali come applicazioni loco regionali.
La condizione indispensabile per aumentarne l’efficacia del
chemioterapico è che lo stesso sia penetrato in quantità
sensibile ed in modo uniformemente diffuso nelle masse
tumorali in trattamento.
La mancanza di questa certezza è il grave “handicap” della
Chemioterapia.
L’unico mezzo che potrebbe essere utilizzato allo scopo è
quello della vascolarizzazione indotta dalla angiogenesi su
tumori con dimensioni superiori a 2 o 3 mm.
In oncologia la neoangiogenesi viene demonizzata e
combattuta con farmaci sempre più specializzati in quanto
ritenuta il mezzo con cui le cellule tumorali in crescita si
procurano i nutrienti ed eliminano le scorie.
Questo effetto è ancora tutto da dimostrare in quanto
assolutamente improbabile per la disorganizzazione delle
strutture del sistema vascolare noeangiogenetico.
Lo stato di ipossia tumorale che stimola la crescita
neovascolare tende a produrre un groviglio di vasi collegati
tra loro in modo casuale, con alcune ramificazioni non
consolidate e sovradimensionate, molti vasi immaturi ed
estranei e alcune zone del tumore prive del tutto di
vascolarizzazione.
Il sangue fluisce veloce in alcuni vasi mentre in altri è
fermo.
In un vaso, il sangue può scorrere per un po’ in un senso e
poi in senso opposto, e già questo è un ostacolo alla
distribuzione uniforme di eventuali farmaci.
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Questi
vasi tumorali sono in genere porosi , il fluido che
ne esce fa salire la pressione esterna, o pressione
interstiziale, finché non uguaglia quella interna
dei vasi. |
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Non
solo questo innaturale gradiente di pressione
impedisce ai farmaci di raggiungere le cellule
tumorali, ma l’accumulo del liquido interstiziale
produce un’ascite dentro ed intorno al tessuto
tumorale.
Da questo edema il liquido può generare degli
essudati che si accumulano nelle cavità corporee.
Ovunque vada il liquido che trasuda da un tumore
porta con sé cellule cancerose e proteine di origine
tumorale, che stimola la crescita di nuovi vasi
sanguigni e linfonodi, che possano servire da canali
per la diffusione di metastasi in altre parti del
corpo. |
Con l’applicazione dell’Ipertermia
il principale effetto è quello di aumentare sensibilmente il
calore nelle masse tumorali rispetto a quelle sane, in
quanto caratterizzate dalla vascolarizzazione inefficiente.
L’aumento di calore all’interno della vascolarizzazione
tumorale distruggerà tutti i vasi meno consolidati,
immaturi, sovradimensionati a struttura caotica.
La situazione finale è quella di una vascolarizzazione
“normalizzata” con la consolidazione dei vasi più
efficienti.
Questa consolidazione è resa possibile per l’effetto di
“Risonanza Magnetica” prodotta dalla componente
elettromagnetica della ipertermia a radiofrequenze sugli
“electret” del collagene epiteliale vasale inteso come
“struttura di cristalli liquidi piezoelettrici”.
Il risultato finale sarà quella trasformazione di una
vascolarizzazione “anormale” in “normalizzata” anche se
ridotta, con strutture non elastiche ma funzionali che
garantirebbero una sufficiente rete vascolare per la
penetrazione e diffusione dei farmaci citotossici.
L’azione citotossica della chemioterapia nella massa
tumorale sarà incrementata dall’aumento della temperatura
provocata da periodici trattamenti di Ipertermia.
A fronte situazioni con grosse masse tumorali, e
vascolarizzazioni fortemente compromesse, quando si
ritenesse insufficiente l’associazione tra Ipertermia e
Chemioterapia si potrebbe utilizzare un’associazione
propedeutica tra Ipertermia e farmaci antiangiogenetici
prima di una successiva di chemioterapia e Ipertermia.
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