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IL CONNETTIVO
L’intervento del medico dovrebbe essere orientato a rafforzare la
naturale tendenza dell’organismo all’autoconservazione (potere di
autoguarigione). Questo intervento, se orientato ad una finalità
teleonomica, esige arte medica. Infatti, la guarigione non è la
produzione di un oggetto, ma il “restauro” di un quadro clinico
individuale. La materia sulla quale il medico esercita la sua arte è
già un’opera d’arte: il paziente.
Le leggi che determinano le complesse regolazioni biologiche e i
livelli di organizzazione delle cellule non sono localizzate nel
genoma, ma in reti interattive epigenetiche, che comprendono sia il
codice genetico che la risposta agli influssi esterni. Infatti il
nostro destino si decide al confine tra la cellula e lo spazio
extracellulare, così come tra individuo e ambiente.
Nella medicina scientifica inizia a delinearsi un paradigma genetico
secondo il quale le malattie più gravi, quali i tumori, potrebbero
essere diagnosticate e trattate mediante la tecnologia genetica. Si
dimentica, tuttavia, che solo il 2% delle malattie è di origine
monogenica, cioè derivante dal processo ereditario dominante. Per il
restante 98% delle malattie, questo paradigma non è valido, perché
la predisposizione o “causa interna della malattia”, viene
modificata dagli influssi ambientali individuali, definiti come
esposizione. Proprio predisposizione ed esposizione, intesi come
concetti somatopsichici e psicosomatici, hanno a che fare con
l’ordine vitale dell’uomo nel suo complesso. In scala ridotta,
questo ordine si trova anche nel microcosmo, nel reciproco rapporto
tra le cellule e la sostanza intercellulare circostante. Anche in
questo caso lo scopo è di formare e modellare l’organismo nel suo
complesso; in caso di mancato raggiungimento di un equilibrio tra le
cellule e l’ambiente circostante, si instaura un circolo vizioso che
sfocia alla fine nella disregolazione, nelle malattie croniche e nei
tumori.
La medicina biologica ed olistica mira, appunto, ad armonizzare
l’ambiente interno della cellula con l’ambiente extracellulare, allo
stesso modo in cui, in ambito macroscopico, nessun uomo può guarire
o rimanere sano senza un rapporto corretto e un’interazione reale
con i propri simili.
L’organismo umano è costituito da molteplici tessuti organizzati in
differenti organi, raggruppati funzionalmente in apparati o sistemi.
Ciò che unisce questi elementi diversi e permette loro di comunicare
tra loro e di lavorare in sinergia è il mesenchima, costituito dalla
sostanza fondamentale (idrosalina e glicoproteica) del tessuto
connettivo, dal sistema capillare e linfatico terminale e dalle
terminazioni del sistema nervoso autonomo.
Tutte le sostanze nutritive, gli ormoni, gli antigeni, per arrivare
dal compartimento ematico e linfatico ai tessuti devono passare
attraverso il mesenchima, che pertanto è la sede di ogni
comunicazione intercellulare.
L’attività di comunicazione del mesenchima è esprimibile come
attività redox e trae l’energia necessaria dalla respirazione
cellulare. Se l’ambiente mesenchimale è persistentemente alterato si
avrà un disturbo della comunicazione intercellulare secondario
all’alterazione del flusso di sostanze dal compartimento ematico al
parenchima. II disturbo verrà all’inizio compensato dai sistemi di
regolazione e sarà pertanto inapparente (fase preclinica
asintomatica), ma se i fenomeni patologici sono persistenti o di
entità tale da superare le possibilità di compensazione, allora il
blocco funzionale genererà un campo di disturbo che attiverà i
sistemi di regolazione a distanza (stress) e, qualora l’organismo
non riesca a compensare lo squilibrio, si avrà una malattia
manifesta.
Qualsiasi malattia ha origine, pertanto, da un’alterazione
strutturale o funzionale del sistema mesenchimale.
L’attuale mancanza di etica nella medicina scientifica riflette la
perdita del valore della soggettività a favore di una mera
oggettività. In questa ottica anche il concetto di cellula diventa
solo un’astrazione morfologica.
Fondamentali sono le parole di Pischinger nel 1983: “Essenzialmente
il concetto di cellula è un’astrazione morfologica. Considerato dal
punto di vista biologico, non può essere accettato senza l’ambiente
vitale della cellula”.
La cellula non può essere presa separatamente rispetto al suo
ambiente vitale, la sostanza fondamentale. Allo stesso modo, medico
e paziente vengono a trovarsi in un sistema di comunicazione, ognuno
come partecipante attivo. Come i fisici, che all’inizio del secolo
scorso si resero conto, nell’ambito della teoria quantistica, che
l’osservatore stesso influisce sullo stato dell’oggetto osservato,
così possiamo comprendere che non esistono affatto osservazioni
oggettive, ma solo osservazioni inserite in una matrice di
comunicazione.
La vita di un organismo pluricellulare superiore è legata alla
triade capillari-sostanza fondamentale (matrice) - cellula. Come
parte integrante dell’organismo quale sistema aperto, la matrice ha
un’importanza preminente. Inoltre la capacità reattiva, sia normale
che patologica, del materiale genetico nel nucleo di una cellula
dipende dalla funzionalità della sostanza fondamentale.
La medicina omotossicologica dà particolare importanza alle
situazioni di accumulo di tossine o scorie metaboliche nel
mesenchima come fonte di disturbi e di malattie (con conseguente
alterazione del pH locale).
La definizione di mesenchima, fornita circa quarant’anni fa dal
professor Pischinger, docente di Anatomia Umana, Embriologia ed
Istologia presso l’Università di Vienna, è la seguente:
“Sezione di transito tra il sistema capillare e le cellule
parenchimali, connessa con il sistema nervoso autonomo, ormonale e
linfatico, costituita da una matrice in cui sono disciolte le varie
sostanze e in cui sono immerse le varie cellule e terminazioni".
Pertanto la visione che la Medicina Omotossicologica propone è di
una biologia dinamica e sistemica, rielaborazione moderna della
vecchia “medicina umorale”, in contrapposizione alla visione statica
della teoria della cellula di Virchow e a quella della medicina
morfologica correntemente adottata.
Il soffermarsi sullo studio delle variazioni omeostatiche del
microambiente extracellulare spiega perché tali teorie si siano
rapidamente diffuse nel mondo omeopatico (attento agli effetti sui
sistemi biologici di microvariazioni dei sistemi omeostatici).
CENNI
STORICI
Nel 1858, in Germania, Virchow individua l’origine delle malattie
come un’alterazione morfologica o funzionale a livello cellulare
(prima di lui Bichat aveva localizzato le malattie a livello dei
tessuti e Morgagni a livello degli organi: la teoria cellulare di
Virchow pertanto è l’approdo finale di una visione organicista e
meccanicista della medicina).
Prima che si affermasse la teoria sulla cellula di Virchow,
l‘individualità di una malattia era vista come un’alterazione degli
umori del corpo (teoria umorale, fondata da Ippocrate,
sistematizzata nel III secolo d.C. da Galeno e rimasta in auge fino
al secolo dei lumi).
Già dall’antichità infatti gli umori organici erano considerati come
degli indicatori dello stato di salute, e i loro rapporti
determinavano lo stato di salute (eucrasia) o la malattia
(discrasia).
Con la teoria cellulare proposta da Virchow e l’affermarsi del
meccanicismo, tuttavia, la visione umorale, ritenuta valida per
millecinquecento anni, venne definitivamente abbandonata.
Pischinger e i suoi collaboratori ripresero, nel 1945, la teoria
umorale, intuendo che i filtrati organici fisiologici dovevano
contribuire al mantenimento delle condizioni di stabilità del mezzo
interno, che si attuavano attraverso un complesso sistema che
denominarono “Sistema di regolazione fondamentale”.
IL
MESENCHIMA E I SISTEMI DI REGOLAZIONE
Il mesenchima è una varietà di tessuto connettivo embrionale, da cui
tutti gli altri prendono origine, che deriva a sua volta dal
mesoblasto ed in minima parte anche dall’endoblasto e
dall’ectoblasto.
Esso corrisponde pertanto alla definizione di sistema-compartimento
extra-cellulare, che comprende parte del sistema monocitico–macrofagico
(detto anche sistema reticolo–endoteliale a seconda delle scuole e
delle epoche).
Il mesenchima rappresenta il compartimento extracellulare in cui
sono “immerse” le cellule parenchimali, ed è costituito da:
1) COMPONENTI CELLULARI.
Le cellule dei tessuti connettivi sono costituite da cinque classi
di cellule (fibroblasti/macrofagi, plasmacellule, mastociti, cellule
adipose e cellule pigmentate della cute e dell’occhio) (tutte di
derivazione embriologica mesodermica, eccetto le cellule pigmentate
che derivano dalla cresta neurale e perciò sono di derivazione
ectodermica).
Alcune di queste cellule mesenchimali, scarsamente differenziate,
potrebbero rimanere quiescenti nei vari tessuti connettivi e fungere
da “riserva” di nuovi elementi cellulari nel periodo postnatale.
2) MATRICE
o “componente intercellulare”: suddivisa in strutture fibrillari
rappresentate da elastina e collageno e in materiali della sostanza
fondamentale quali i glicosaminoglicani (Gag), i proteoglicani (Pg),
le glicoproteine, l’acqua, gli elettroliti e altri soluti.
Dobbiamo immaginare la matrice come un sistema trifasico:
- fase solida
- fase fluida
- fase di contatto con le superfici cellulari.
Tutte e tre queste fasi sono composte da collagene, proteoglicani,
glicoproteine strutturali, elastina, oltre all’acqua e ai soluti in
essa disciolti. L’insieme dei filamenti di proteoglicano e del
liquido interstiziale in essi raccolto assume le caratteristiche di
un “gel” e pertanto è chiamato “gel tessutale”.
La matrice ha importanti funzioni di trasporto di sostanze
nutritizie alla periferia e di asporto di scorie metaboliche,
trovandosi interposta in maniera caratteristica tra il sistema
vascolare e le strutture epiteliali.
Della matrice fa anche parte il glicocalice, rivestimento lasso di
carboidrati posto sull’intera superficie esterna delle cellule. Le
componenti glicidiche attaccate alla superficie esterna della
cellula svolgono diverse funzioni importanti: ;
il glicocalice di alcune cellule si attacca a quello di altre, così
che le cellule stesse risultano unite le une alle altre;
molti carboidrati di membrana reagiscono come “recettori” di ormoni,
come l’insulina, determinando così l’attivazione delle proteine
interne e attivando successivamente una “cascata” di enzimi
intracellulari;
alcune componenti glicidiche sono coinvolte in reazioni immunitarie.
Il glicocalice rappresenta quindi il filtro determinante
dell’entrata e dell’uscita di tutte le informazioni della cellula.
Esso crea tutti i recettori e tutti gli antigeni della cellula,
determinandone, a seconda della composizione della sostanza di base,
la sua reazione e la sua individualità. A livello del glicocalice la
sostanza fondamentale glicoproteica si addensa e trasmette
informazioni alle cellule, attivandole e inducendo l’esposizione di
recettori di membrana a seconda della composizione della sostanza
fondamentale.
Poiché per giungere dal circolo ematico alle cellule parenchimali
tutte le sostanze devono attraversare la sostanza fondamentale, essa
raccoglie tutte le informazioni e le trasmette, attraverso il
glicocalice, alle cellule. Quindi un regolare glicocalice è il
presupposto per lo sviluppo, il differenziamento e il mantenimento
di un organismo pluricellulare. E’ determinante per l’ancoraggio
delle cellule nella matrice extracellulare, per l’identificazione
cellulare e per l’adesione intercellulare. Il glicocalice possiede
un potenziale elettrico, causa di rumore elettromagnetico, generato
dalle vibrazioni delle molecole e dalle fluttuazioni delle loro
cariche e dei loro legami. Questo rumore di fondo è estremamente
utile, in quanto il glicocalice può essere considerato come
amplificatore biofisico di segnali tra l’epitelio e il mesenchima.
Il mesenchima ha un suo pH e una sua pressione osmotica che sono in
equilibrio dinamico con quelli parenchimali e circolatori
distrettuali. Pertanto la situazione emodinamica, il potenziale
redox (capacità ossidoriduttiva) e l’ossigenazione sono parametri
fondamentali, così come la possibilità che le scorie del metabolismo
cellulare siano rapidamente e continuamente portate via dal sistema
venoso e linfatico, oltre che distrutte dai sistema macrofagico
locale.
Continuamente devono pervenire in ogni distretto ossigeno e
metaboliti e devono essere asportati anidride carbonica e
cataboliti.
Immaginiamo questo spazio virtuale tra le cellule parenchimali (il
compartimento interstiziale extracellulare), costituito dalla
matrice collagene che sostiene le componenti connettivali, trattiene
l’acqua extracellulare e “riempie” l’interstizio; vi arriva sangue
arterioso mediante il sistema capillare arterioso, ne parte il
sangue venoso di deflusso che asporta le scorie attraverso i
capillari venosi.
Poi vi sono i vasi linfatici, che originano a “fondo cieco” proprio
in questi spazi interstiziali, e infine le terminazioni del sistema
nervoso autonomo che si sfioccano nel compartimento extracellulare
per lasciarsi sollecitare dalle variabili ambientali e informare poi
l’ipotalamo di tali variabili di pH, di concentrazione ionica, di
pressione parziale di gas e di concentrazione di varie sostanze in
grado di attivare o deprimere le fibre adrenergiche o colinergiche
(ormoni, mediatori, citochine, eccetera).
Attraverso questo sistema ubiquitario (anche se poi “specializzato”
nei vari parenchimi), ogni distretto dell’organismo invia proprie
informazioni a tutti gli altri distretti, per cui i vari organi e
apparati formano un unico organismo, in grado di rispondere in
maniera sistemica allo stimolo applicato in un unico punto.
Attraverso le complesse connessioni tra sistema nervoso autonomo,
sistema leucocitario e linfocitario circolante e sistema nervoso
centrale (sostanza reticolare ascendente, ippocampo, circuiti
talamo-corticali e ipotalamo-talamici, sistemi sotto- corticali e
circuiti dei nuclei della base) in ogni istante il cervello ha “il
polso” della situazione generale dell’organismo intero e ne coordina
le attività.
SISTEMA DI
REGOLAZIONE FONDAMENTALE
Questo sistema “mesenchimale” con le terminazioni nervose,
linfatiche e vascolari funge da sistema di regolazione fondamentale
essendo l’unica struttura ubiquitaria, presente in tutti i
parenchimi e all’esterno di essi, che regola l’ambiente
extracellulare mantenendolo il più possibile ideale in rapporto alle
funzioni fondamentali cellulari e tessutali.
Si può dire che tutti i grandi sistemi omeostatici dell’organismo
(tampone, chemiocettivi, barocettivi, neuro-ormonali, ecc.) regolino
la loro attività in base allo stato del compartimento
extracellulare.
Distinguiamo tre componenti principali della regolazione:
1) componente vasale:
il liquido extracellulare riceve le sostanze nutritive provenienti
dai capillari, e così sostanze regolatorie giungono dai vasi
sanguigni al mesenchima.
2) componente cellulare:
l’ambiente extracellulare, a seconda delle sostanze in esso
disciolte, condiziona l’attivazione delle cellule parenchimali e dei
fibroblasti che formano la sostanza fondamentale.
3) componente nervosa:
le terminazioni neurovegetative, liberando i neurotrasmettitori,
modificano il liquido extracellulare e così agiscono sugli equilibri
omeodinamici e sulle cellule parenchimali pur non avendo alcun
contatto con esse.
Per quanto riguarda le scorie metaboliche, i detriti cellulari e i
microrganismi o corpi estranei (che possono trovarsi nei tessuti e
nel compartimento extracellulare) sono asportati dal sistema
capillare o dalla linfa in base alle loro dimensioni e natura: le
molecole più piccole e i cataboliti sono raccolte dalla circolazione
dei capillari venosi; le molecole più grandi, di peso superiore o
uguale a 10.000 dalton (che non possono superare la barriera
endoteliale dei vasi capillari) vengono raccolte dalla rete dei
capillari linfatici e da qui convogliate verso le stazioni
linfonodali dove verranno elaborate e modificate, per ritornare poi,
attraverso altri capillari linfatici, nel dotto toracico e quindi
nel torrente circolatorio sanguigno.
Qualora si instaurino condizioni di ristagno o di aumento della
permeabilità capillare, tuttavia, è possibile che scorie più
voluminose siano asportate dai vasi sanguigni, o che scorie più
piccole siano asportate dalla linfa, che tenta di risolvere la
stasi.
In ogni caso alla fine, attraverso il dotto toracico, la linfa
confluisce nel sangue; pertanto anche le informazioni che contiene,
e che non sono state fermate e degradate a livello delle stazioni
linfonodali, entrano nel torrente circolatorio.
Tra le varie strutture dell’organismo si instaura così, attraverso
il mesenchima e il sistema circolatorio ematico e linfatico, una
continua connessione per cui le informazioni sono trasportate da un
distretto all’altro e possono innescare o disinnescare reazioni
sistemiche. Queste interazioni consistono alla fine in scambi di
energia, basati ad esempio su emissione o assimilazione di elettroni
(interazione chimica), o in mutamenti di frequenza ed ampiezza dello
stato energetico di atomi e molecole (interazione fisica).
Questo effetto, non lineare, è stato descritto come "equilibrio
biologico a catena” già nel 1932 da Bertalanffy, e poi espresso più
recentemente dai Premi Nobel Nicolis e Prigogine come “termodinamica
dei sistemi energeticamente aperti”.
I sistemi aperti mostrano la capacità di svilupparsi
autocatalicamente verso livelli superiori di ordine, qualora
ricevano energia idonea, oscillando lontani dall’equilibrio
termodinamico, il che non permette il ritorno al punto di partenza.
Ciò che fa dell’insieme delle cellule (organizzate in tessuti, a
loro volta organizzati in organi, a loro volta organizzati in
sistemi o apparati) un sistema aperto è proprio il compartimento
extracellulare, che permette scambi di informazioni e passaggi di
energia e realizza interazioni biologiche complesse.
Questo sistema è l’elemento da considerare per capire il tipo di
squilibrio presente in ogni patologia cronica o sistemica, ed è
quello su cui bisogna agire se si vuole ripristinare un equilibrio
sano.
Funzioni del mesenchima
1) Funzione meccanica di sostegno e di lubrificazione.
Il mesenchima è di fondamentale importanza per il movimento e
fornisce la struttura che sostiene ed unisce le componenti
parenchimali e neurologiche dell’organismo.
2) Funzione nutritizia e di depurazione.
Svolge il filtraggio, il nutrimento e l’asportazione delle scorie
metaboliche (anche attraverso la componente cellulare: fagocitosi e
digestione da parte dei macrofagi e mastcellule). Tutte le sostanze
nutritizie, i gas, le citochine, gli ormoni, e anche i farmaci
devono obbligatoriamente passare attraverso la matrice
extracellulare per andare da un tessuto ad un altro o da un
distretto ad un altro. In particolare deve essere attraversata
almeno due volte la membrana basale: quando la molecola esce dal
letto vascolare e prima di entrare nella cellula (o viceversa).
Il liquido extracellulare, infatti, è in continuo movimento
attraverso l’organismo. Esso viene rapidamente trasformato dalla
circolazione del sangue e può quindi partecipare all’interscambio
tra sangue e liquidi tessutali, diffondendo attraverso la parete dei
capillari sanguigni.
Nel liquido extracellulare sono contenuti ioni e nutrienti necessari
al mantenimento della vita cellulare, ed analogamente attraverso il
liquido extracellulare defluiscono cataboliti e tossine derivanti
dal metabolismo cellulare.
Tutto il sangue attraversa l’intero letto circolatorio in media una
volta al minuto in condizioni di riposo, e fino a sei volte al
minuto durante un’attività fisica intensa. Nel corso del passaggio
del sangue attraverso i capillari si verifica un continuo scambio
tra la componente plasmatica del sangue ed il liquido interstiziale
che occupa gli spazi intercellulari. Le pareti dei capillari sono
porose, così grandi quantità di liquido, insieme alle sostanze in
esso disciolte, possono diffondere nelle due direzioni tra sangue e
spazi tessutali in pochi secondi. In tal modo in ogni parte del
corpo il liquido extracellulare, sia quello plasmatico sia quello
degli spazi interstiziali, viene continuamente ricambiato mantenendo
conseguentemente una quasi completa omogeneità di composizione in
tutto il corpo.
3) Funzione di difesa e di riparazione tessutale.
E’ sede dei processi immunitari e difensivi contro agenti microbici
e tossici.
4) Funzione di “memoria” e di registrazione degli eventi che
caratterizzano la storia dell’organismo.
Registra, infatti, gli eventi che si susseguono nell’arco della vita
dell’organismo. La matrice può essere vista come un testo nel quale
vengono registrati gli eventi che accadono a livello cellulare o
tessutale. Essa è un deposito di informazione e un documento storico
che registra gli eventi locali dal momento in cui è sintetizzata:
migrazioni cellulari, infiammazioni, trasformazioni e
rimaneggiamenti della matrice (glicosilazioni, ossidazioni,
fosforilazioni, ecc.). Pertanto qualsiasi avvenimento della storia
dell’organismo è scritta in questo testo. Tutti gli antigeni
possibili si vengono a trovare nella sostanza glicoproteica
fondamentale e questa, a seconda della sua composizione, stimola
l’esposizione di qualsiasi recettore di membrana da parte della
cellula con cui viene in contatto. Le informazioni contenute nella
sostanza fondamentale (ricordiamo che qualsiasi molecola, sostanza o
stimolo rappresenta una informazione) raggiungono,
contemporaneamente alle cellule parenchimali, anche le terminazioni
neurovegetative di connessione con il sistema nervoso e il sistema
endocrino (fibre dirette all’ipotalamo) e le cellule
immunocompetenti presenti nel compartimento extracellulare: così
ogni “settore” dell’organismo partecipa, si potrebbe dire “in tempo
reale”, ad ogni evento metabolico e ad ogni modificazione
fisiologica o patologica. L’energia necessaria è fornita dalla
respirazione cellulare.
5) Funzione riparativa di ogni soluzione di continuo che si crei nei
tessuti.
I componenti cellulari del tessuto connettivo, infatti, distruggono
o neutralizzano l’agente lesivo e producono un’impalcatura di fibre
e di sostanza fondamentale che ristabilisce la continuità anatomica
e la capacità funzionale della parte lesa.
6) Funzione adesiva (proinfettiva).
Un concetto molto importante, emerso solo recentemente, è che i
microrganismi usano la matrice come un substrato adesivo per
stabilire processi infettivi, cioè esprimono sulla loro superficie
cellulare molecole recettoriali chiamate adesine, che si legano alla
matrice.
Acqua
L’acqua costituisce dal 56% al 70% del corpo umano adulto. La
maggior parte dell’acqua corporea si trova all’interno delle cellule
e viene definita “liquido intracellulare”, mentre 1/3 si trova
nell’ambiente esterno alle cellule e viene definito “liquido
extracellulare”.
L’acqua è, perciò, la maggior costituente della matrice
interstiziale e il più importante solvente in cui sono disciolti
soluti e metaboliti, ioni, ossigeno e anidride carbonica, basi
azotate, radicali liberi, ormoni, tossine, farmaci, citochine,
derivati della cascata dell’acido arachidonico e altre sostanze
dotate di attività modulatrice sulla permeabilità endoteliale e di
attività immunitaria locale.
Un’adeguata idratazione è indispensabile per diluire la maggior
parte delle tossine che si possono accumulare nel mesenchima,
impedendo che queste raggiungano una concentrazione sufficiente a
determinare alterazioni funzionali e strutturali fonte di malattia.
La molecola d’acqua non è lineare, ma l’ossigeno forma con i due
idrogeni un angolo di 104,5°, con una forma a “V” piuttosto aperta.
Poiché i legami tra idrogeno e ossigeno sono covalenti polari, con
gli idrogeni positivi rispetto all’ossigeno (negativo), la molecola
è un “dipolo elettrico”.
L’attrazione tra la regione negativa correlata all’atomo di ossigeno
e la regione positiva correlata all’atomo d’idrogeno di un’altra
molecola porta all’associazione di varie molecole d’acqua, così che
si forma un reticolo irregolare di forme tetraedriche
interallacciate. Ogni molecola d’acqua è capace di formare quattro
legami idrogeno con le molecole vicine, in ciascuno dei quali un
protone (H+) è diretto verso la zona elettronegativa dell’atomo di
ossigeno.
Una molecola si comporta come donatore di protoni verso altre due,
mentre diventa accettore di protoni da altre due: i protoni sono
quindi condivisi tra due atomi di ossigeno e di conseguenza sono in
continuo “movimento”, in continua oscillazione tra i due atomi.
Gli effetti paradossali dell’acqua derivano dalla asimmetria delle
cariche elettriche della sua molecola, nella quale i due protoni
dell’idrogeno formano con il nucleo dell’ossigeno un angolo ottuso.
Il momento dipolare elettrico che ne risulta consente la formazione
di legami deboli (detti “a ponte di idrogeno”) non solo tra le
stesse molecole d’acqua, ma anche tra queste e altre molecole
asimmetriche della sostanza fondamentale, in particolare con gli
zuccheri.
Recentemente stanno accumulandosi evidenze a favore della
partecipazione di molecole d’acqua nel trasferimento di protoni in
varie reazioni biochimiche, fra cui, tra l’altro, i fotorecettori e
vari enzimi. Una serie di molecole d’acqua collegate in catene
riunite da legami idrogeno forma un sistema attraverso il quale i
protoni (H+) “saltano” da un atomo di ossigeno all’altro e
percorrono distanze significative.
In altre parole, le molecole d’acqua disposte in ordine sono
assimilabili ad un filo che conduce una corrente di cariche
positive. Secondo quest’ottica, le molecole di acqua formano, nella
loro logica di coesione attraverso i legami ad idrogeno, zone
coerenti e zone non coerenti, definite “cluster”, la cui dimensione
dipende dalle diverse frequenze vibratorie memorizzate in essi. In
particolare, il loro diametro è inversamente proporzionale alla
frequenza vibratoria, per cui si è visto che frequenze più alte
danno cluster più piccoli. Il nostro organismo, formato per il 70%
di acqua, ha tanti domini di coerenza olografica; nella parte
inferiore del corpo e a livello intestinale si hanno grandi cluster
di acqua a bassa frequenza, per cui i tubuli, anch’essi grandi,
lasciano passare grosse molecole e sostanze tossiche pesanti. I
microtubuli cerebrali, invece, fanno passare solo molecole più
piccole e ad altissima frequenza, e in queste aree si trovano
piccoli cluster ad alta frequenza. Le piccole molecole di alcuni
metalli pesanti, come ad esempio mercurio e piombo, possono passare
la barriera encefalica, creando intossicazioni e seri problemi ai
neurotrasmettitori cerebrali.
La parte coerente dell’acqua è impenetrabile, non assorbe alcun
elemento al di fuori dell’idrogeno. Nella parte non coerente sono
disciolti gli ioni dei sali. Nel corpo sano esiste un giusto
rapporto tra parte coerente e parte incoerente, e normalmente i
cluster hanno domini di coerenza piccoli, mentre lo stato di
malattia tende a gonfiarli, ingrandirli; da qui il senso di gonfiore
che spesso viene provocato dal ristagno. In tal modo, i cluster
diventano condensatori carichi da scaricare. Intervenendo sulla
parte incoerente si potrebbe sbloccare il sistema, infatti una
frequenza uguale a quella della cellula ammalata, che arriva ai
domini di coerenza dell’acqua contenuta nell’organismo permette di
liberare gli ioni bloccati della cellula alterata, sgretolando i
domini strutturali, che, normalmente, si eliminerebbero soltanto
mediante aumento della temperatura; questo è uno dei principi
dell’omeopatia. Nel rimedio omeopatico il soluto, grazie alla
succussione nel momento della diluizione, comunica all’acqua un
informazione strutturante: i cluster, sottoposti a un determinato
flusso d’energia, assumono comportamenti collettivi, cioè si va ad
instaurare un regime di coerenza in grandi domini di molecole
d’acqua.
L’acqua e i potenziali redox
L’acqua contenuta nella sostanza fondamentale (acqua extracellulare)
in virtù della capacità di scambiare ioni è mantenuta isotonica col
plasma. Sarebbero proprio i polimeri dello zucchero a mantenere
l’isotonia nonostante la varietà delle sostanze presenti. Questo
costituisce il potenziale redox che garantisce la sopravvivenza
tessutale (biopotenziale). La combinazione strutturale tra acqua e
biopolimeri di zucchero rappresenta, secondo Heine, il più alto
sistema di informazioni di organismi mono- o pluricellulari che
respirano tramite ossigeno.
Tale sistema è un sistema redox ed è adatto, assimilando ed
espellendo elettroni, a trasmettere qualsiasi informazione biologica
che raggiunga la sostanza fondamentale: è inoltre in grado, nei
processi in cui vengono catturati radicali, di restituire nuovamente
l’energia risultante come presupposto di ulteriori processi
enzimatici (automantenimento del sistema).
Abbiamo visto in precedenza che secondo Trichner l’acqua diventa un
liquido omogeneo solo a 60C°, mentre alla temperatura corporea essa
sarebbe per il 50%, composta da cristalli liquidi, trovandosi in
forma ordinata in ambiente intracellulare e invece in forma mobile
in ambiente extracellulare.
Abbiamo anche visto che sembra che le informazioni contenute
nell’acqua a temperatura corporea normale (37C°) possano essere
dissolte da un incremento di temperatura di 2-3 gradi: la febbre
oltre i 39C°, pertanto, potrebbe aiutare la sostanza fondamentale
idro-glicoproteica ad eliminare informazioni patogene.
Alla struttura delle glicoproteine contribuisce, oltre all’acqua,
anche il potenziale redox e il grado di pH. Questo spiegherebbe i
processi degenerativi che si instaurano a livello della sostanza
fondamentale in condizioni di protratta alterazione del potenziale
redox e del pH (acidosi all’inizio, poi alcalosi) e che consistono
in una perdita di fluidità (gelificazione) della sostanza
fondamentale, all’inizio reversibile (può riaversi fase sol), poi
irreversibile con processi di sclerotizzazione e fibrosi.
Da quanto finora letto si può dedurre che se il mesenchima non è
“libero” (cioè se ha una ridotta capacità ossidoriducente o
un’ipossia con emergenza respiratoria cellulare e accumulo di
cataboliti acidi della respirazione cellulare anaerobia, o eccesso
di scorie o di metaboliti) le informazioni che attraverso di esso
dovrebbero raggiungere le cellule parenchimali ed i sistemi
omeostatici non riescono a giungere integre e si avrà un blocco
d’informazione parziale o completo (cioè l’informazione si arresta a
livello mesenchimale e non raggiunge le cellule parenchimali).
A seconda dell’estensione dell’alterazione, questo blocco potrà
diventare un focolaio, l’origine cioè di una malattia. Secondo
questa teoria, quindi, le malattie sono intese come blocchi
funzionali del mesenchima (da svariate cause: microbiologiche,
tossiche, da stasi circolatoria, fisiche, eccetera) che non vengono
rimossi in tempo e provocano alterazioni di comunicazione
intercellulare e del metabolismo tessutale con fenomeni di
alterazione e degenerazione delle cellule parenchimali.
Il danno delle cellule parenchimali è perciò sempre secondario
all’alterata struttura o funzione del mesenchima. Per essere sani
occorre evitare il permanere a livello mesenchimale di informazioni
sbagliate.
Poiché la maggior parte del mesenchima è costituita da acqua ( in
equilibrio dinamico con quella linfatica ed ematica e con quella
cellulare), si capisce che il primo provvedimento è quello di
assicurare un’adeguata idratazione, in modo da evitare che sostanze
disturbanti raggiungano concentrazioni critiche.
L’acqua è il veicolo principe per l’informatizzazione dei sistemi
biologici viventi, infatti per ogni molecola di proteine vi sono
10.000 molecole di acqua.
La forma molecolare e il comportamento dell’acqua del mesenchima è
stata studiata da Trincher. Egli sostiene che la particolare
idoneità dei reticoli di molecole d’acqua per la comunicazione e
l’immagazzinamento di informazioni tra le cellule è dovuta alla
particolare struttura molecolare dell’acqua, che nei tessuti non è
un liquido omogeneo, è ordinata all’interno delle cellule, ma labile
e mobile in ambiente extracellulare e a temperatura corporea è per
il 50% costituita da cristalli liquidi. Le informazioni errate
immagazzinate nei cristalli liquidi vengono cancellate da aumenti di
temperatura (38°-41°) che si realizzano tramite variazioni dei
centri ipotalamici della termoregolazione che portano alla febbre
(che rappresenta quindi uno dei più significativi meccanismi di
autoguarigione degli organismi a sangue caldo).
La cancellazione delle informazioni errate memorizzate nei cristalli
liquidi portano al passaggio ad un liquido più omogeneo. Anche
l’emissione cellulare di biofotoni, secondo Popp, può contribuire,
attraverso questi “ponti” intercellulari di cristalli liquidi, a
interazioni informazionali a largo raggio. I liquidi
fluidocristallini sono caratterizzati dalla formazione di sciami
paralleli bidimensionali di molecole; si tratta di aggregati
instabili, che si formano e si dissolvono continuamente, con
posizioni statisticamente disordinate fra loro. La loro estensione è
dell’ordine delle lunghezze d’onda dei fotoni ottici.
Alla base di tutte le interazioni cellulari a breve e lunga
distanza, in un organismo pluricellulare, vi sono evidentemente i
polisaccaridi idrati della sostanza fondamentale, che per la loro
struttura chimica possiedono la capacità di immagazzinare e
trasportare informazioni. Si tratta di sistemi aperti, adatti per la
distribuzione fisiologica delle fluttuazioni energetiche prodotte da
tutti i processi metabolici. Tali fluttuazioni energetiche si
diffondono attraverso la sostanza fondamentale e possono essere
utilizzate dalle cellule come informazioni; per questo sono
sufficienti minime quantità di energia. Gli spostamenti di energia
che si producono possono essere misurati come fluttuazioni del
potenziale redox del connettivo.
Appare dunque ovvio che, soprattutto nelle malattie croniche e in
quelle tumorali (le quali sono sempre associate ad alterazioni dei
polisaccaridi idrati della sostanza fondamentale), sia presente
un’alterazione del potenziale redox della sostanza fondamentale, che
spesso non è possibile normalizzare con la terapia.
L’acqua legata dai Pg/Gag è indispensabile per il mantenimento della
vita. Dato che la vita può conservarsi soltanto entro un determinato
intervallo di temperatura, il bilancio termico di un organismo
pluricellulare deve essere regolato mediante una sostanza
fondamentale integra. In tutti gli organismi animali esiste un
meccanismo di dispersione del calore ben definito, che dipende dalla
quantità e qualità dei polisaccaridi idrati della sostanza
fondamentale e del glicocalice. Ovviamente la temperatura della
cellula deve essere superiore a quella dell’ambiente extracellulare
, altrimenti la cellula non potrebbe disperdere calore. I Pg/Gag
mantengono la temperatura dell’ambiente extracellulare al di sotto
di quella dell’ambiente intracellulare grazie all’acqua da essi
trattenuta. Quindi la temperatura fra le cellule e il loro ambiente
è molto importante per il trasferimento di informazioni tra
l’ambiente intra ed extracellulare. In tale ottica, si può affermare
che i geni non realizzano autonomamente nessuno dei progetti di
costruzione in essi codificati, perché non sono in grado di
esprimere nulla senza stimoli specifici provenienti dall’ambiente
extracellulare. Infatti, scondo Blechschmidt, il materiale genetico
viene coinvolto in ogni differenziamento, senza esserne esso stesso
la causa.
Pg/Gag
I proteoglicani, i glicosaminoglicani e le proteine strutturali
formano una sorta di filtro molecolare attraverso cui
obbligatoriamente si deve passare per raggiungere la cellula dal
letto capillare e viceversa. La dimensione dei pori del filtro è
determinata dalla concentrazione e dal rapporto tra proteoglicani e
glicosaminoglicani, dal loro peso molecolare, dagli elettroliti e
dal valore del pH. Le “reti” costituite dal sistema Pg/Gag hanno una
caratteristica di esclusione nei confronti di molecole di una certa
dimensione, essi formano così un primo sistema di difesa primitivo.
Grazie alla carica negativa delle loro catene di zuccheri, i Pg/Gag
sono capaci di legare acqua e scambiare ioni. Essi garantiscono
dunque lo stato isoionico, isotonico e isoosmotico della sostanza
fondamentale
Poiché la matrice extracellulare è collegata al sistema ghiandolare
endocrino tramite i capillari, e al S.N.C. tramite le terminazioni
periferiche neurovegetative che in essa si disperdono a fondo cieco,
e poiché entrambi i sistemi sono collegati l’un l’altro nel midollo
allungato, i centri superiori della regolazione possono essere
informati di ogni variazione che avvenga in questa struttura.
Le cellule del tessuti connettivo che regolano la matrice
extracellulare (macrofagi, leucociti, mastcellule) e il sistema dei
capillari e delle terminazioni neurovegetative vengono
reciprocamente informati dai prodotti liberati dalle cellule:
prostaglandine, linfochine, citochine, proteasi, inibitori delle
proteasi ecc.
Il risultato è un vasto e complesso sistema umorale intercorrelato
che aumenta enormemente la capacità di regolazione. La combinazione
strutturale di biopolimeri di acqua e zucchero come rivelatori di
variazioni dell’ambiente extracellulare rappresenta il sistema di
difesa e d’informazione più antico di esseri viventi unicellulari e
multicellulari che respirano ossigeno. Da un punto di vista
filogenetico, infatti, la matrice extracellulare è più vecchia dei
sistemi nervosi e ormonali, ed essa viene regolata nella
composizione dal sistema fibroblasto-macrofagico. I fibroblasti
rispondono alle variazioni della matrice producendo proteoglicani e
glicoproteine strutturali; i macrofagi sono letteralmente in grado
di demolire la matrice per fagocitosi.
L’acido ialuronico occupa un posto particolare tra i Gag, perché è
la molecola portante dei proteoglicani e influenza tutte le funzioni
della sostanza fondamentale. Controlla la crescita dei tessuti e la
migrazione cellulare, attiva i granulociti e i macrofagi. La sua
demolizione è operata dalla ialuronidasi, che interviene nella
trasformazione della fase gel in fase sol del connettivo. I pazienti
affetti da malattie reumatiche infiammatorie, cirrosi epatica,
tumori maligni, sclerodermia, asma, enfisema, fibrosi polmonare
idiopatica, e in genere tutte le malattie cronico-degenerative
presentano livelli elevati di acido ialuronico nel siero.
I Pg/Gag sono particolarmente idonei a legare l’acqua, per cui una
singola molecola di proteoglicano può occupare uno spazio molto
grande rispetto al suo peso molecolare.
Flusso di energia e coerenza elettromagnetica nella sostanza
fondamentale
I polimeri della sostanza fondamentale inoltre sono adatti a
favorire la capacità del connettivo a mantenere l’omeostasi mediante
reazioni redox, quindi prendendo e cedendo elettroni. Grazie a
questo sistema redox, ogni situazione che modifichi il tono
elettrico della matrice extracellulare può essere codificata,
diffusa ed elaborata attraverso l’intero organismo.
II tono elettrostatico di base reagisce ad ogni cambiamento della
matrice extracellulare con deviazioni del potenziale. L’informazione
giunge alla membrana cellulare attraverso deviazioni di potenziale
del glicocalice che ne determina una depolarizzazione, oppure
tramite l’attivazione di messaggeri secondari sulla membrana (cAMP,
inositolo trifosfato, ecc.) che trasmettono l’informazione
codificata nella sostanza di base agli enzimi citoplasmatici .
A questo punto è possibile finalmente raggiungere il nucleo
cellulare, dove l’informazione può venire a contatto con il
materiale genetico; a ciò segue la trascrizione da parte del DNA nei
vari tipi di RNA. La capacità di regolazione della matrice
extracellulare acquista così grande valore nei processi di malattia.
Normalmente un’infiammazione latente del connettivo non coinvolge
gli epiteli. Questo è legato con l’elevato contenuto di vitamina C
(acido ascorbico) nella membrana basale, che può essere considerata
come intercettore extracellulare di radicali. In questo contesto, è
molto significativo il fatto che nel tessuto tumorale non sono
presenti delle regolari membrane basali. Il problema del cancro
potrebbe dunque essere considerato, dal punto di vista
termodinamico, come la conseguenza di un disturbo irreversibile
degli scambi tra capillari, sostanza fondamentale ed epitelio. E’
importante il fatto che là dove le cellule tumorali si avvicinano ad
una membrana basale, e poi la sfondano, l’esame istochimico non fa
più rilevare la presenza di vitamina C, a causa dell’elevata
produzione di radicali liberi da parte delle cellule tumorali. Ciò
fornisce un valido supporto alla raccomandazione di somministrare
dosi elevate di vitamina C in tutti i disordini della regolazione,
soprattutto nelle malattie tumorali.
L’organismo è un sistema aperto di elevata complessità. I sistemi
aperti sono in linea di principio dei sistemi oscillanti, che
dipendono da fonti specifiche di energia dissipativa (per es. cibo).
Per il loro comportamento caratterizzato da retroazioni i sistemi
aperti sono sistemi non lineari, perciò sono capaci di
autoorganizzarsi, nonostante l’apparente disordine, in strutture
ordinate. Il grado di ordine è determinato nell’organismo dal grado
di coerenza delle oscillazioni dei campi elettromagnetici delle
fibrille di collageno, dei Pg/Gag, e dal loro modo di risonanza.
Perciò la perdita di coerenza (per es. a causa dell’introduzione
nell’organismo di alimenti inappropriati, come farine bianche
altamente ossidative, zucchero raffinato, ecc.) può avere
conseguenze catastrofiche per l’organismo come sistema cibernetico.
L’organismo funziona essenzialmente mediante le oscillazioni
elettromagnetiche, più o meno coerenti, dei suoi costituenti, che
interagiscono in maniera flessibile. La salute è, dal punto di vista
biofisico, uno “stato coerente”, e la malattia è una perdita di
coerenza, ma non un danno. Salute e malattia non possono dunque
essere separate, e sono unite dalle necessarie crisi nelle varie
situazioni di vita.
Atomi e molecole sono portatori di cariche elettriche, ed emettono
continuamente diverse quantità di energia, sotto forma di quanti,
ovvero di radiazione elettromagnetica di varia frequenza. Alla
temperatura corporea gli atomi vibrano con una frequenza di oltre
10¹⁵ Hz. Le molecole rispondono a una frequenza di 10³ Hz. L’intero
organismo vibra ad un’oscillazione complessiva da 7 a 10 Hz. Se ne
può dedurre che il sistema cellulare e la matrice oscillano con una
frequenza sui 7-10 Hz, come si è potuto constatare sui tessuti
cerebrali. Frequenze analoghe sono presenti anche in natura, come le
onde Schumann, che si producono per risonanza tra la superficie
terrestre e il limite inferiore della ionosfera. Dal punto di vista
biofisico, tutte le oscillazioni (intese come variazioni di
frequenza e ampiezza) guidano i processi metabolici. Il corpo umano
irradia ogni secondo 10 ²¹ fotoni nella gamma ottica, termica e
delle microonde, dissipando una potenza di 100 watt per ora. Un
adulto con una superficie corporea di 1,5-2 mq emette quindi
giornalmente una quantità di radiazione pari a 6000-9000 calorie.
Dato che nel contempo vengono assorbite dall’ambiente da 5000 a 7000
calorie, rimane da compensare una differenza di 1000-2000 calorie
attraverso l’alimentazione. Ma la popolazione dei paesi indistrializzati pratica in genere una dieta ipercalorica, per cui i
sistemi di regolazione sono continuamente soggetti a un forte
sovraccarico di fotoni vaganti. Ciò si evidenzia, tra l’altro, come
“stress ossidativo” con eccessiva produzione di radicali liberi
nelle malattie del mesenchima.
Dal momento che tutte le funzioni vitali passano per la sostanza
fondamentale, questa non dve avere un consumo di energia superiore a
quello delle cellule. Fondamentalmente la vita è possibile solo se
tra cellula e ambiente extracellulare esiste una differenza di
temperatura. Il mantenimento di tale differenza dipende
essenzialmente dalla struttura della sostanza fondamentale. Con la
diminuzione (edemi infiammatori) o l’aumento (sclerosi) di questa
sostanza, e coi disturbi della sintesi da parte delle cellule
connettivali, la differenza di temperatura si riduce. Di conseguenza
si dilatano i tempi dei processi metabolici. Se la differenza di
temperatura tende a zero, il tempo tende all’infinito, e ciò è in
contrasto con la continuazione della vita. Si tratta di un processo
lento e insidioso che è la base termodinamica dell’invecchiamento.
Il comune denominatore di tutte le reazioni biologiche è dunque il
flusso di energia. Un esempio potrebbe essere l’interazione tra gli
sciami di molecole di acqua fluidocristallina e i Pg/Gag della
sostanza fondamentale; tale interazione determina il grado di ordine
e di organizzazione strutturale nella sostanza fondamentale. Il
trasporto di materiali nella sostanza fondamentale è legato alla
formazione dinamica di iperboloidi elicoidali (una sorta di
microcanali con strutture a tunnel) attraverso la possibilità di
collegamenti ad anello dei componenti glicidici dei Pg/Gag. Dato che
le loro superfici hanno una minima energia, il più piccolo
spostamento di energia (anche di un solo fotone) può provocare
notevoli modifiche anche a grandi distanze. Per un tale
trasferimento di energia non può più valere il numero di Avogadro
(diluizione di 6x 10²³/mole).Questo è il principio organismico della
minimizzazione dell’energia, che trova applicazione pratica nella
diluzione dei rimedi operata dall’omeopatia.
La sostanza fondamentale rappresenta, pertanto, lo specchio del
comportamento spaziale e temporale della cellula, in particolare per
quel che concerne l’attività dei geni. Essa è la memoria metabolica
della cellula. Immagazzinando svariate sostanze dotate di complesse
strutture tridimensionali, la sostanza fondamentale ha la facoltà di
trasmettere informazioni utili come istruzioni per attività future,
e la quantità di tali segnali supera di gran lunga quella del
genoma. Rappresentando nel contempo memoria e progetto per il
futuro, la sostanza fondamentale è il mezzo per la conservazione
dell’identità, cioè dell’autosimilarità dei tessuti.
F.Oliviero
http://www.alfredogambino.it/external/francescooliviero/ix.asp?pagina=dettArticolo&idPagina=62
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